Ciao Ragazzi! Grazie per aver trovato la voglia e il tempo di rispondere alle nostre domande!

Jude chitarra e voce, Cigo al basso e cori e Quito alla batteria: ecco al completo la formazione degli Urban Cairo, trio indie-super-fuzz, nato di Acqui Terme nel 2017! Iniziamo con il chiedervi di presentarvi a chi ci legge. Vi definite « la quiete prima della tempesta» perchè? Parlateci di come è nata questa band e cosa avevate in mente di comunicare.

È concettuale, esprimeva bene il nostro modo di essere e di suonare: quiete e tempesta è lo stato d’animo che ci piacerebbe suscitare in chi ci ascolta. La band si è formata grazie ad un nostro amico in comune, Thomas, il quale ci ha messo in contatto una sera e da lì siamo partiti!

Nonostante l’anno infernale, è uscito da poco, il vostro secondo Album « Dysphoria». Vi va di
parlarcene? A partire dalle vostre influenze/ ispirazioni fino alla scelta del titolo.

L’influenza è l’ambiente circostante. È un concept album frutto delle esperienze vissute in questo ultimo anno e mezzo, con questa sensazione come tema principale. Il disco parte da dove l’avevamo lasciato con “N.I.P.”, la prima canzone scritta dopo le registrazioni del nostro primo album “Nowhere In Particular”, che parla già di umore disturbato, fino ad arrivare al culmine con la traccia finale omonima, “Dysphoria”. È un cerchio che si chiude, pronti per aprirne un altro.

C’è, o ci sono, dei brani di «Dysphoria» a cui vi sentite particolarmente legati e perchè?

“Ogni scarrafone è bello a mamma soja”. In tre anni abbiamo passato varie fasi, dettate dalle nostre questioni personali e dalla musica che ascoltavamo in quei momenti. Probabilmente “Dinah’ Sour” rappresenta bene ciò che cercavamo fin dall’inizio, a livello di suono, e “N.I.P.” riconosciamo come uno dei nostri pezzi migliori, che segna un po’ una svolta. (poi magari fa cagare, ditecelo voi).

E ora un po’ di cazzi vostri:

Quali sono i cd, mp3, che avete oggi in auto, in casa o nelle cuffie? Insomma che musica state ascoltando in questi giorni?

Che tristezza, sulle macchine nuove non puoi manco più ascoltarli i CD… Nelle chiavette ci si mette di tutto, giga di roba ascoltata negli anni, che ovviamente ci piace, ma poi finiamo sempre a consumare i soliti gruppi tipo NewBombTurks, Stooges, Dinosaur Jr., NoFx, Nirvana, Social Distortion e qualche roba più recente tipo Title Fight, Pup o Idles… contiamo la lista?😅

Cosa vi sta mancando di più in questo periodo di pandemia globale? Musicalmente e non solo!

Musicalmente sicuramente i concerti, non tanto i nostri che erano già pochi prima (fine polemica) ma per chi è appassionato come noi stare lontano da quell’ambiente è difficile e poi va a inibire quel flusso creativo, novità e stimoli che pensiamo sia vitale per chi come noi suona. Per il resto le prove, le birre, le botte, le tipe, i caselli, gli sbirri, la stanchezza, la cazzimma e il disagio: le costanti di una vita, le speranze per il futuro.

La musica è sicuramente una passione che vi accomuna ma c’è qualcos’altro che vi interessa e vi manda «in fissa» almeno allo stesso modo? (Sesso, droga e ?)

Sesso sempre e comunque e dappertutto nei sogni. Droga costa troppo, maledetta! Una cosa ci manda veramente in fissa è lavorare, lavorare e ancora lavorare per pagarci il wi-fi a casa e per pagare il gasolio così da poter andare a lavorare… Disforia nella distopia (?)

Se vi chiedessimo di usare un aggettivo, uno soltanto, per ciascun componente della band, quale vi descriverebbe meglio?

Secondo Vasco
Cigo: imprevedibile
Giuse: vintage
Vasco: stonato

Secondo Jude
Vasco: coach
Cigo: affidabile
Jude: boiler

Secondo Cigo
Jude: umano
Quito: umano
Cigo: umano

Liberi di usare questo ultimo spazio, per dire ciò che volete:

Andate ai concerti e divertitevi! Riappropriatevi degli spazi per creare luoghi di aggregazione dove si
faccia arte e cultura e sentitevi parte di una scena.

 

Grazie per esservi prestati a questa intervista di gruppo!

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