Ciao Ragazzi! Per prima cosa, grazie per aver trovato la voglia e il tempo di rispondere alle nostre domande!

Soviet Order Zero, gruppo punk/HC di giovane costituzione (nato nel 2016), ma sappiamo che in verità ognuno di voi ha militato in passato in altre formazioni come Minoranza di Uno, Ruggine, Kalashnikov: grupponi della scena HC Italiana, insomma. Quindi in realtà, aldilà delle apparenze, stiamo intervistando un gruppo che, per anzianità e saggezza, potrebbe dispensare consigli a molti di noi. Ecco allora la prima domanda è: Come e in cosa pensate sia cambiata la scena da quando avete iniziato e quanto siete cambiati voi?(cominciamo leggeri)

JERRY – Sono passati più di 35 anni da quando ho iniziato frequentare concerti hardcore punk, quindi dei cambiamenti, inevitabilmente, ci sono stati. Sono cambiato io in primis, e ci mancherebbe altro, e non sono più er ghepardo de na volta. Uno dei cambiamenti più sostanziali, a mio avviso, è quello legato alle tecnologie. Mi spiego, si usavano carta e penna, si spedivano lettere e si attendeva per settimane la risposta. Un trucco molto usato era quello di mettere uno strato di deodorante stick sul francobollo così da poter rimuovere il timbro e poterlo riutilizzare. E così dicendo mi rendo conto che qualche ventenne starà dicendo: “ok, boomer!”. Ci si telefonava con la linea di casa stando attenti all’orario, un po’ per via dell’interurbana che costava assai, un po’ perché era l’orario dopo cena ed era più facile trovare in casa l’interessato. “buonasera, vorrei parlare con…” e all’improvviso ci si accorgeva di non sapere il nome di battesimo dell’interlocutore, si diceva il soprannome e per fortuna dall’altra parte sapevano e si superava velocemente l’imbarazzo. Negli anni a venire, fax prima, cellulari ed e-mail poi hanno velocizzato i rapporti, e forse “sterilizzato” un po’. Però così è se vi pare. A livello musicale abbiamo tutti imparato a suonare un pochino meglio, gli strumenti sono più a buon mercato e non tocca più fare dei gran sacrifici economici per averli. Di conseguenza le attuali band sono avvantaggiate in questo e in generale sono più “fighe” (forse) di quelle del passato. In realtà credo che manchi la “freschezza”, quella cosa che ha abbattuto delle barriere sonore e che adesso si è trasformata nella difficoltà ad uscire da certi clichè. Per quanto riguarda un altro aspetto basilare della “scena” (parola che non amo particolarmente) e cioè
l’autoproduzione e la militanza (altra parola a me un po’ indigesta), a livello personale ho perso la spinta giovanile. Gli anni che passano e gli altri impegni, lavoro e famiglia su tutti, incidono sulla presenza attiva. Per fortuna vedo ancora del fervore da parte dei più giovani. D’altronde adesso è il loro momento, hanno più energie e idee più attuali da portare avanti
DANIELE – mmh che domandina….dal mio limitato punto di vista non mi sembra molto cambiata. Le dinamiche comportamentali e i tipi umani che ci ruotano attorno sono simili. Certamente c’è poco ricambio generazionale e questo influisce non poco. Ci sono pochi “giovani” in generale nelle nostre città e pochi sono quelli che provano ad avvicinarsi a mondi “diversi”. Diciamo che il punk/hc così come lo
abbiamo sempre vissuto suscita poco interesse nelle giovani leve. Forse, chissà, avranno pure ragione loro, certo è che non vedo in giro volontà e creatività per costruire valide alternative “nuove”. Stanno cambiando poi gli spazi fisici di espressione. I posti occupati sono sempre più minacciati, i posti ufficiali sono pochi e raramente degni di attenzione. C’è poi un mondo digitale di incontro e confronto.
Penso sia interessante ma non indispensabile. Personalmente lo frequento poco, mi stimola poco e lo trovo votato all’inattività. Per me è poco più che una curiosità. Poi il mio punto di vista è ristretto. Vedo che molti che erano nel giro 20 anni fa lo sono ancora, si
sbattono come possono e sono persi in mille progetti diversi. Le giovani leve sono poche anche se certamente la qualità della proposta mi pare, sia più alta. Ma a dirla tutta per me va bene così. Nella sua imperfezione non cambierei nulla. Come sono cambiato io? Beh molto, ma questo è normale e giusto con l’età. I valori di base e l’insensata spinta all’espressione sono ancora dentro e bruciano. Certo, ho poco tempo da dedicare al punk/hc e quello che riesco a ritagliarmi è sacro, vitale. Ho tolto tutto quello che non è essenziale, sono in una
costante ricerca di equilibrio, per forza di cose imperfetto. Oggi devo dire mi importa veramente poco di cosa viene ritenuto degno di nota nella “scena”. Faccio quello che riesco al meglio possibile, lo voglio fare per stare bene con me stesso e con le persone che
mi circondano. Sono contento di suonare assieme a Fabio e Jerry. Sono contento di suonare assieme a nuovi gruppi e ai vecchi amici. Sono contento di poter vivere tutte queste esperienze con la massima intensità possibile. Il resto conta molto ma molto meno rispetto al passato.

E’ uscito il 20 novembre, l’ultimo album split «EP(demia)» registrato con gli amici friulani MINORANZA DI UNO. Volete parlarcene?
JERRY – nel mio caso trovo che sia sempre bello vedere l’impegno profuso nel creare nuove canzoni trasformarsi in qualcosa di concreto. È il risultato tangibile del tempo, mai abbastanza, passato in sala prove. Ed è bello condividerlo con gli amici

DANIELE – per me si tratta di un po’ più di semplici amici. Quando le esperienze di Spacciatori di Musica Stupefacente e Il Teatro delle Ombre si sono esaurite, noi superstiti ci siamo guardati e ci siamo detti…beh mettiamoci assieme e facciamo un nuovo gruppo. Così è nata la Minoranza di Uno. In quel primo nucleo, assieme a me c’era Beppe, Sandro Kavei e Pavel. Con il tempo di sono stati molti avvicendamenti e anche io me ne sono andato…credo nel 2014/2015. Per me era tempo di cambiare e poi non potevo più gestirmi la distanza Milano-Trieste per prove e concerti. Così ho cominciato a pensare a qualcosa di nuovo, ed eccoci qui con i Soviet Order Zero.
Con un passato così nobile come minimo si doveva fare uno split assieme. Io e Beppe ne parliamo da anni. Questo 2020 sembrava il momento adatto, entrambi avevamo fatto uscire da poco un disco nuovo ed eravamo pronti a nuove iniziative. Abbiamo pianificato il tutto e poi c’è stato il casino del vairus. Tutti fermi, niente concerti e ora non sappiamo nemmeno quando riusciremo a ritirare le copie del vinile. Comunque abbiamo registrato 2 pezzi nuovi a testa, in estate, quando ancora si poteva e abbiamo fatto comunque uscire un lavoro molto bello. Credo abbia complessivamente un bel tiro, i pezzi sono belli carichi e ne sono molto soddisfatto. Appena possibile cominceremo a spedire le copie in giro e speriamo di poterle far girare ai concerti…quando ci saranno.

«In movimento, ma senza meta, alla ricerca di qualcosa che verrà» urlate al microfono, nel brano «Quello che resta», contenuto nello split EP(demia). Possiamo dire che questa frase interpreta forse il sentire di molti di noi, oggi, il nostro sicuramente. Quindi cosa sperano i SOVIET ORDER ZERO in questo periodo di pandemica situazione italiana, per il futuro? (politicamente e non)

JERRY – questa frase è nata da una mia riflessione sulla velocità con cui cambia il mondo. Una velocità che lascia spiazzati, che sgretola le poche certezze e che costringe a non fermarsi. La ricerca personale, se non proprio della felicità, almeno di una parvenza di serenità. In un senso più ampio anche di maggiore giustizia sociale. Qualcosa per non far morire la speranza di vedere un mondo, se non perfetto, quantomeno migliore
DANIELE – il testo è di Jerry, posso dire quel che significa per me. Ci provo. La leggo come l’indefinibile bisogno che ci accomuna, quel bisogno di essere costantemente alla ricerca di un equilibrio che sappiamo non ci sarà mai. Questa spinta è forte e probabilmente costituisce l’essenza e il significato di tutto quello che facciamo. Nonostante tutta questa centralità davvero si fatica a capire dove sia l’obiettivo ultimo, la “meta” e soprattutto perché ogni volta che si intravede un qualsiasi equilibrio, ecco che facciamo una cazzata che rimette tutto in disordine. Cosa sperano i Soviet Order Zero? Come gruppo mi piacerebbe ci fosse la possibilità di farci ascoltare un po’ di più perché credo molto in quando stiamo facendo assieme. Ora stiamo lavorando a nuove idee e sono davvero curioso su quello che ne uscirà. Pandemia permettendo stiamo mettendo assieme i pezzi di un prossimo lavoro che credo possa essere interessante. A livello personale vorrei che questo periodo fosse vissuto come un’occasione di riflessione sul rispetto per l’altro, sull’importanza di sforzarsi a leggere la realtà con saggezza, equilibrio e preparazione. Il vairus ha enfatizzato questa profonda, sconcertante impreparazione collettiva. Vorrei che quest’esperienza ci insegnasse davvero ad essere realmente empatici e rispettosi. Ma sono scettico, leggo di dinamiche simili in tutte le pandemie passate e c’è poco di cui essere positivi. Nel mio piccolo quotidiano spero di poter di poter tornare presto a vivere le esperienze di socializzazione con gli amici, ai concerti, ovunque si possa condividere e apprezzare il fatto di essere semplicemente persone che stanno bene assieme e condividono situazioni stimolanti.

E ora un po’ di frivoli cazzi vostri:

Quali sono i cd, mp3, che avete oggi in auto, in casa o nelle cuffie? Insomma, che musica state ascoltando in questi giorni?

JERRY – ultimamente ascolto un po’ di tutto, e dato che in questo particolare periodo il tempo non manca, mi piace ascoltare le nuove produzioni dal basso, che sia hardcore punk o elettronica e tutto quello che c’è in mezzo. Ho preso la discografia completa di Bob Mould, per quanto riguarda cose più “mainstream”, perché già dai tempi degli Husker Du lo reputo tra le mie ispirazioni musicali più alte. Poi
l’ultimo di Mr. Bungle, anche se in realtà si tratta del demo del 1986 riregistrato con Scott Ian e Dave Lombardo, che è una scossa di thrash metal, un vero tuffo nel passato, anzi proprio uno stage dive
DANIELE – ah vediamo: Swans, Iron Maiden, Frank Zappa, Clock DVA, Lucio Dalla, Judas Priest, Avail, Tragedy, John Coltrane, Robert Wyatt, The Sound of LLL…fra gli altri. Ascolto tanta roba diversa. È stimolante scoprire e apprezzare sempre nuove cose.

Cosa vi sta mancando di più in questo periodo distanziamento sociale globale? Musicalmente e
non solo!
JERRY – sicuramente manca la possibilità di andare in giro a suonare, come penso valga per tutte le band. Mancano gli amici più lontani ed è, e sarà, sempre una buona scusa per macinare km. Ma anche l’andare in sala prove e condividere con gli amici più vicini la passione comune. Quest’anno un po’ a singhiozzo, ma comunque siamo riusciti a registrare e creare cose nuove in previsione di future produzioni. Ci rifaremo non appena ci sarà possibile
DANIELE – mi mancano i concerti, la condivisione, l’amicizia, le emozioni. La musica è una parte di questo. La pandemia sta colpendo duro sulla socialità che è la vera essenza di ciò che siamo…in fondo pur sempre dei primati con dinamiche tribali. Sarà dura non poter rivedere persone care e amici, nemmeno sotto le feste invernali. Ci rifaremo alla grande.

La musica come urgenza d’espressione è sicuramente una passione che vi accomuna ma c’è qualcos’altro che vi interessa e vi manda «in fissa» almeno allo stesso modo? (Sesso, droga e?)

JERRY – personalmente ho un amore, anche questo che dura da molto, che è il writing. Disegnare lettere è sempre stata una fissa. D’altronde non ho più l’età per la droga e per il resto mi avvalgo della facoltà di non rispondere
DANIELE– oh faccio una vita morigerata😊La famiglia e la nascita di un figlio sono esperienze che rivoluzionano dentro e fuori. Vengo spesso accusato di essere bulimico per la musica…probabilmente è vero, lo riconosco. Per me la musica è un’esperienza totalizzante che, ammetto non ha uguali.

Se vi chiedessimo di usare un aggettivo, uno soltanto, per ciascun componente della band, quale
vi descriverebbe meglio?

JERRY – domanda più difficile di quello che sembra. Noi Soviet siamo persone piene di sfaccettature e quindi è arduo definirci con una sola parola. Io, poi, sono in difficoltà in questo e perciò ne userò uno solo per me, calvo!
DANIELE – dai ci provo di getto, senza pensarci troppo. Fabio: osservatore Jerry: sorprendente…per me, in Friulano direi “salt”.

Liberi di usare questo ultimo spazio, per dire ciò che volete:

JERRY – il motto dell’Ospizio HC “guidare piano, suonare veloci”
DANIELE – sono contento dello split con la Minoranza di Uno. Suona bene e mi auguro che possa essere ascoltato con piacere…chi ne volesse una copia ci scriva pure, vorremmo evitare di riempire il poco spazio rimasto sotto il letto.

Speriamo di vederci presto in giro.

 

Speriamo davvero di sì! Per ora continuiamo ad ascoltare il vostro split!

Daje!

interviste vorticose News - Scatti

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *